BILANCIO DI SOSTENIBILITA’
Le novità in arrivo con la nuova direttiva europea in termini di Dichiarazioni Non Finanziarie

Gli obblighi attuali in materia di bilancio di sostenibilità

La direttiva 2014/95 EU, conosciuta anche come NFRD – Non Financial Reporting Directive e recepita in Italia con il Dlgs n. 256 del 30 dicembre 2016, obbliga gli Enti di Interesse Pubblico, grandi aziende quotate e con più di 500 dipendenti, a redigere una “dichiarazione non finanziaria” al fine di rendere pubbliche le proprie attività ed informazioni in materia di sostenibilità ambientale, sociale e di governance.

Ad oggi in Europa circa 11.000 imprese sono state interessate da questo obbligo normativo.

Diverse altre aziende sono state invece spinte dai propri clienti o dal mercato ad adottare modelli di sostenibilità, in una logica di “valore di filiera”, altre ancora hanno scelto volontariamente di redigere bilanci di sostenibilità soprattutto al fine di rafforzare la propria comunicazione al mercato delle strategie adottate in termini di impatto ambientale, efficienza energetica, responsabilità sociale, ecc.

Come ulteriore fattore di spinta verso la sostenibilità, lo scorso anno l’Unione Europea ha adottato il regolamento sulla “tassonomia verde”, che stabilisce i criteri che le attività economiche – e quindi gli investimenti in quelle attività – devono soddisfare per essere considerati “ambientalmente sostenibili”. L’obiettivo è quello di consentire agli investitori di distinguere le opportunità di investimento sostenibili da quelle non sostenibili, contrastando così il fenomeno del “greenwashing”, e di permettere all’UE di raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi del 2016 sul cambiamento climatico e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

Le novità previste dalla nuova direttiva CSRD

La Commissione Europea in data 21 Aprile 2021 ha pubblicato la proposta di direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) sul tema del reporting societario di sostenibilità, volta a modificare e sostituire l’attuale direttiva NFRD (Non Financial Reporting Directive) e la cui entrata in vigore è prevista a breve termine.

In tal modo le imprese europee coinvolte, in quanto obbligate alla rendicontazione di sostenibilità, passeranno dalle attuali 11.000 a circa 49.000.

Secondo la direttiva CSRD dovrebbero essere obbligate a tale rendicontazione non finanziaria:

  • tutte le grandi imprese, quotate e non quotate, con più di 250 dipendenti, con un fatturato annuo superiore a 50 milioni di Euro ed un bilancio superiore a 43 milioni di Euro
  • tutte le PMI quotate sui mercati europei, ad eccezione delle micro-imprese con meno di 10 dipendenti e con un fatturato o bilancio annuo inferiore ai 2 milioni di Euro.

Per le grandi imprese la direttiva CSRD dovrebbe entrare, in vigore in tutti gli Stati membri della UE, a partire dal 1/1/2023 con prima pubblicazione dei report di sostenibilità nel 2024; per le PMI quotate l’applicazione slitterebbe più avanti, anche per tener conto dell’impatto economico causato dalla pandemia alle imprese più piccole.

La direttiva fa esplicito riferimento ai dati e alle informazioni inerenti alla catena mondiale di approvvigionamento delle imprese assoggettate, creando in tal modo un obbligo lungo le filiere.

Inoltre, è chiaro che la rendicontazione di sostenibilità diventa dominante e fondamentale per accedere a risorse finanziarie e per l’aggiudicazione di appalti.

 

Questa direttiva rappresenta per molte imprese una straordinaria opportunità da cogliere per essere più competitive e più resilienti ….. per alcune può essere una strada obbligata da percorrere per operare nel mercato.

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