BILANCIO DI SOSTENIBILITA’
Gli obblighi derivanti dalla nuova direttiva europea CSRD - Corporate Sustainability Reporting Directive - in termini di Reporting di Sostenibilità

Il 16 dicembre 2022 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea la nuova direttiva 2022/2464 EU, conosciuta come CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive, che va a sostituire l’attuale direttiva 2014/95 EU, conosciuta come NFRD – Non Financial Reporting Directive.

La NFRD recepita in Italia con il Dlgs n. 256 del 30 dicembre 2016, obbliga attualmente gli enti di interesse pubblico e le grandi aziende quotate con più di 500 dipendenti a redigere una “dichiarazione non finanziaria” al fine di rendere pubbliche le proprie attività ed informazioni in materia di sostenibilità ambientale, sociale e di governance.

Secondo la nuova direttiva CSRD l’obbligo al Reporting di Sostenibilità viene esteso a tutte le imprese quotate (esclude le microimprese) ed anche alle  imprese non quotate che superano, alla data del bilancio economico-finanziario, almeno due dei tre seguenti criteri:

  • 250 addetti
  • 20 milioni di euro  di attivo totale
  • 40 milioni di euro di fatturato

Secondo la nuova direttiva, le imprese europee obbligate al reporting di sostenibilità passeranno dalle attuali 11.000 a circa 50.000 (di cui oltre 4.000 mila imprese in Italia, rispetto alle 200 attuali quotate che già presentano la DNF – Dichiarazione Non Finanziaria).

L’applicazione delle regole relative al reporting di sostenibilità avverrà gradualmente tra il 2024 e il 2028.

Dal 1° gennaio 2024 scatterà l’obbligo per le grandi imprese quotate e di interesse pubblico (con più di 500 dipendenti) già soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria, con primo report nel 2025; dal 1° gennaio 2025 saranno obbligate le grandi imprese non ancora soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria (con più di 250 dipendenti e/o 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di attività totali), con primo report nel 2026; dal 1° gennaio 2026 l’obbligo si estenderà alle PMI quotate (ad esclusione delle microimprese), i piccoli enti creditizi e le imprese di assicurazione captive, con primo report a partire dal 2027; dal 1° gennaio 2028 scatterà l’obbligo per le imprese non europee che operano in UE e che superano le soglie stabilite.

Per l’elaborazione del reporting di sostenibilità da parte delle imprese europee, sono previsti degli specifici “standard europei” differenziati in relazione al settore e dimensione (sono in fase di elaborazione gli schemi EFRAG).

Le PMI non quotate potranno compilare il report di sostenibilità su base volontaria: i singoli governi nazionali valuteranno l’impatto dei nuovi standard sulle piccole e medie imprese e l’introduzione di  incentivi per favorirne l’adozione. In particolare le PMI che appartengono a filiere/catene di fornitura  può essere chiesto di produrre informazioni di sostenibilità da parte dell’azienda capofila, con riferimento a specifici standard semplificati di reporting.

Come ulteriore fattore di spinta verso la sostenibilità, già nel 2021 l’Unione Europea ha adottato il regolamento sulla “tassonomia verde”, che stabilisce i criteri che le attività economiche – e quindi gli investimenti in quelle attività – devono soddisfare per essere considerati “ambientalmente sostenibili”. L’obiettivo è quello di consentire agli investitori di distinguere le opportunità di investimento sostenibili da quelle non sostenibili, contrastando così il fenomeno del “greenwashing”, e di permettere all’UE di raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi del 2016 sul cambiamento climatico e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

In questo scenario risulta evidente come l’elaborazione del reporting di sostenibilità diventerà un elemento determinante per accedere a risorse finanziarie e per l’aggiudicazione di appalti. Altre aziende saranno invece spinte dai propri clienti o dal mercato ad adottare modelli di sostenibilità, in una logica di “valore di filiera”, altre ancora sceglieranno volontariamente di redigere bilanci di sostenibilità soprattutto al fine di rafforzare la propria comunicazione al mercato delle strategie adottate in termini di impatto ambientale, efficienza energetica, responsabilità sociale, ecc.

Questa direttiva rappresenta per molte imprese una straordinaria opportunità da cogliere per essere più competitive e più resilienti ….. per alcune può essere una strada obbligata da percorrere per poter operare nel mercato.

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