🔋 IL DECRETO BATTERIE 2026: come affrontare gli adempimenti richiesti ed implementare il “Battery Passport” con riferimento al Regolamento (UE) 2023/1542
Il nuovo Decreto Batterie ridisegna obblighi, responsabilità e controlli per tutte le aziende che immettono sul mercato prodotti con batterie: una rivoluzione normativa che richiede azioni immediate e strategie di lungo periodo.
Il 2026 segna un punto di svolta per tutte le imprese che producono, importano, distribuiscono o semplicemente utilizzano batterie nei propri prodotti.
Con il D.Lgs. 29/2026, entrato in vigore il 7 marzo 2026, l’Italia recepisce il Regolamento UE 2023/1542 che introduce una Responsabilità estesa del Produttore (EPR – Extended Producer Responsibility) nella raccolta, riciclo e gestione del fine vita delle batterie.
Non è un aggiornamento tecnico ma un vero e proprio cambio di paradigma che coinvolge non solo i produttori di batterie, ma chiunque immetta sul mercato dispositivi che le contengono — dagli smartphone ai mezzi di trasporto leggeri, fino ai veicoli elettrici.
Il D.Lgs. 29/2026 infatti recepisce integralmente il Regolamento (UE) 2023/1542, entrato in vigore il 18 febbraio 2024 e introduce in Italia un quadro normativo molto più rigoroso per chi immette sul mercato batterie o prodotti che le incorporano; il decreto non si limita a un semplice allineamento formale: attiva nel nostro ordinamento tutti gli obblighi previsti dal Regolamento europeo, compresi quelli più innovativi come il Battery Passport, la dichiarazione dell’impronta di carbonio (CFP) e la Due Diligence obbligatoria nella supply chain.
Il Regolamento prevede una Roadmap di applicazione graduale, con scadenze precise che le aziende devono conoscere. Alcuni obblighi sono già pienamente in vigore, come i requisiti generali di sicurezza e sostenibilità, la marcatura CE aggiornata e la responsabilità estesa del produttore. Altri entreranno in vigore progressivamente: la dichiarazione dell’impronta di carbonio per le batterie industriali ricaricabili e per le batterie dei veicoli elettrici è già prevista dall’articolo 7, con una prima fase di rendicontazione obbligatoria e successive fasi di classificazione delle prestazioni climatiche. Il Battery Passport, disciplinato dall’articolo 77 e dall’Allegato XIII, diventerà obbligatorio per le batterie dei veicoli elettrici, per le batterie LMT e per le batterie industriali ricaricabili sopra una certa capacità, con un’applicazione graduale che porterà alla piena operatività nei prossimi anni (v. Roadmap).
Questo passaporto digitale conterrà informazioni tecniche, dati sulla composizione, tracciabilità delle materie prime, informazioni sulla riparabilità e riciclabilità, dati ambientali e, soprattutto, la dichiarazione dell’impronta di carbonio. Quest’ultima richiede la raccolta e la certificazione di dati lungo l’intero ciclo di vita della batteria, secondo metodologie standardizzate e verificabili. È uno degli aspetti più complessi del nuovo quadro normativo, perché impone alle aziende di strutturare sistemi di raccolta dati, audit interni e verifiche sui fornitori.
Parallelamente, il Regolamento introduce obblighi di due diligence che richiedono alle imprese di valutare i rischi ambientali, sociali e di governance lungo la supply chain, adottando politiche interne, procedure di mitigazione e sistemi di monitoraggio continuo. Anche questi obblighi seguono una roadmap graduale, ma richiedono fin da subito una revisione dei contratti, dei processi di approvvigionamento e dei rapporti con i fornitori.
Un nuovo scenario: cosa cambia davvero?
Il decreto stabilisce che una batteria può essere immessa sul mercato solo se pienamente conforme al Regolamento europeo. Questo significa marcatura CE corretta, dichiarazione di conformità in italiano e documentazione tecnica aggiornata. La frase chiave è inequivocabile: «Le batterie possono essere immesse sul mercato solo se conformi al Regolamento» (Art. 5).
Parallelamente, si rafforza la responsabilità estesa del produttore: chi immette batterie sul mercato deve finanziare e organizzare la gestione del loro fine vita. Le aziende potranno scegliere tra sistemi collettivi — la soluzione più semplice e sostenibile per la maggior parte degli operatori — o sistemi individuali, ammessi solo in casi specifici.
Il cuore della tracciabilità diventa il nuovo Registro dei Produttori di Batterie, obbligatorio per produttori, importatori, venditori online e aziende che incorporano batterie nei propri prodotti. Il decreto è chiaro: «Il produttore può immettere sul mercato batterie solo a seguito dell’iscrizione al Registro» (Art. 20, c. 9).
Per la prima volta entra in gioco anche la due diligence nella supply chain: le imprese dovranno valutare rischi ambientali, sociali e di governance legati all’approvvigionamento e alla lavorazione delle materie prime. Il Ministero pubblicherà linee guida operative, ma l’obbligo è già attivo.
A tutto questo si aggiungono obiettivi di raccolta e riciclo molto più ambiziosi, con target che crescono rapidamente e che richiederanno una gestione strutturata e continua.
Cosa devono fare subito le aziende
La prima mossa è mappare con precisione tutte le batterie immesse sul mercato: tipologie, quantità, prodotti che le incorporano, canali di vendita. Senza questa fotografia iniziale, ogni altra attività rischia di essere incompleta.
Subito dopo, diventa indispensabile l’iscrizione al Registro dei Produttori, che rappresenta il prerequisito per qualsiasi immissione sul mercato.
Le imprese dovranno poi scegliere il modello EPR più adatto, aggiornare la documentazione tecnica, implementare un sistema di due diligence e rivedere contratti e rapporti con i fornitori, introducendo clausole su conformità, tracciabilità e responsabilità condivise.
Il decreto prevede inoltre un’intensificazione dei controlli: ISPRA, Guardia di Finanza, Dogane e Comitato di Vigilanza avranno un ruolo attivo e coordinato. Essere preparati non è un’opzione, è una necessità.
Una compliance che diventa opportunità
Nonostante la complessità, il nuovo quadro normativo apre spazi strategici importanti.
La due diligence obbligatoria rafforza la credibilità ESG delle aziende e diventa un elemento distintivo nei mercati internazionali. I criteri ambientali minimi introdotti per gli appalti pubblici favoriscono le imprese più virtuose, mentre una gestione strutturata del fine vita permette di ridurre sprechi e inefficienze.
Chi si muove per tempo avrà un vantaggio competitivo tangibile: processi più solidi, export più rapido, relazioni istituzionali più fluide.
Le criticità da non sottovalutare
La nuova normativa porta con sé un aumento della complessità amministrativa: Registro, reportistica, due diligence e aggiornamenti documentali richiedono competenze tecniche e continuità operativa.
Il sistema sanzionatorio è severo e l’impatto sui processi interni può essere significativo: supply chain, contratti, sistemi informativi e procedure di qualità dovranno essere rivisti.
Sarà fondamentale investire nella formazione del personale, perché la compliance non può essere gestita solo dall’ufficio tecnico: coinvolge acquisti, qualità, logistica, commerciale e legale.
Il ruolo della consulenza specializzata
In questo scenario, il supporto di una società di consulenza con competenze operative, normative e formative può fare la differenza. Dall’analisi di conformità all’iscrizione al Registro, dall’implementazione della due diligence all’aggiornamento dei contratti, dalla formazione ai rapporti con sistemi collettivi e autorità, fino agli audit interni: la compliance diventa un percorso strutturato e sostenibile.
Un obbligo che diventa un vantaggio competitivo
Il D.Lgs. 29/2026 non è un semplice adempimento: è un’occasione per ripensare processi, rafforzare la sostenibilità e migliorare la reputazione aziendale.
Le imprese che agiranno subito non solo eviteranno rischi e sanzioni, ma trasformeranno la compliance in un asset strategico, capace di generare valore, efficienza e credibilità nel lungo periodo.

(* dati obbligatori)





D.Lgs. 10-02-2026 n. 29_Batterie e rifiuti di batterie